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"Questo e' cio' che voglio fare,
e' un sogno.
Lo porto dentro.
Mi da' la forza,
piu' di ogni altra cosa

Ci credo.
Lo vivo.
Sono ottimista,
lasciare sarebbe
come morire.

Ogni giorno,
sempre,
fino a quando
provero'
i brividi nel farlo,
io non mollo."



"This is what I wanna do
it's a dream.
I carry it inside.
It gives me that force,
more than anything else.

I believe.
I live it.
I'm optimistic,
giving up would be
like dying.

Everyday,
always,
until the moment
I will feel
shivers in doing it,
I don't give up."
















































La Mangiauomini

10.30.2007
Thiene (Vicenza) Italy
L'individualità e il talento

Anche questa é fatta!
Il tour è concluso, si volta pagina.
Siamo alla fine di questo capitolo, tra i più lunghi e densi della storia dei Sun Eats Hours e non solo.

Personalmente in questi due anni mi sono accorto di quanto viaggiare possa fare bene all’Anima di chi è aperto al mondo.
Ho capito che in ogni caso “il viaggio” vero è prima di tutto una predisposizione a capire, a scoprire, a curiosare, ad incontrare pensieri, idee, paesaggi e verità nuove, diverse dalle tue... vedere cose che prima non vedevi, che nemmeno ti sfioravano il pensiero. Iniziare a sentire che ci sono, accettare nuovi valori, dare il benvenuto a nuove consapevolezze, a dei nuovi “non l’avrei mai detto!”.
Questa predisposizione ha fatto in modo che, sia quando ero in viaggio sia quando ero rinchiuso a lavorare nel mio studio, non mi mancasse mai quella sensazione, quel misto di amore e di fastidio continuo, che non mi lascia in pace e mi bisbiglia continuamente che siamo qui anche per scoprire verità più profonde, più complete, su noi stessi e sul mondo.

E allora l’Amore, la passione, lo sdegno, la disillusione, l’impegno, la gioia si sono amplificati, portandomi più SU verso il Cielo e più giù verso le profonde oscurità della Terra.

Il Tour è stato un mezzo. Un mezzo che ora ringrazio con il Cuore in mano.
Quanti posti,
quante città,
quanti club,
quante lingue diverse ma,
prima di tutto e di ogni altra cosa,
quante persone, quante sensazioni ed emozioni scambiate con una quantità incredibile di Anime, varie delle quali di *spiccata qualità d’Amore*.

Con alcuni è stato un felice ritrovarsi, con molti altri è stato un incontrarsi una prima volta per poi vedersi e rivedersi. Sono estremamente grato a tutti coloro che in questi cento e passa concerti hanno mostrato un affetto particolare per i Sun Eats Hours, prima durante e dopo ogni nostro show. GRAZIE, di Cuore!

Il semplice vedere il Sole nei differenti panorami, climi e stagioni, di città così vicine e così lontane tra loro, ti apre la mente al pensiero che la diversità è una cosa giusta, bella, da coltivare, da vivere e da scoprire.
Quindi inizi a pensare che le individualità dei popoli, delle culture, delle diverse regioni, delle diverse province e paesi hanno il loro perché da salvaguardare che affonda radici lontane, radici che puoi andare a scoprire, conoscendo le persone del posto, ascoltando i loro racconti e facendo volare la tua fantasia.

E nel pensiero dell’individualità di ogni luogo giungi a sentire l’individualità di ogni Uomo, ed intuisci che ogni persona dentro al Cuore porta almeno un talento, che troppo spesso è rimasto lì senza sbocco.
Dunque il tema dell’individualità, della particolarità, ritorna a bussare alla tua porta perché inizi a chiederti: “perché se quella persona ha un talento nel Cuore non l’ha sviluppato?”. Ti domandi quale sia stato l’inghippo, il blocco, ti chiedi se è una questione sociale o naturale, se è una questione personale o famigliare.
Nel viaggio, suonando, ho scoperto che la felicità di un uomo viene condizionata molto dalla vita di quel talento, viene dallo scoprire ciò che c’è in noi stessi, sentire ciò che siamo veramente, perdere la paura del giudizio degli altri, accettare la nostra preziosa unicità... e decidere di viverla.
Purtroppo la nostra struttura sociale ci dà determinate vie attraverso le quali veicolare le nostre personalità, i nostri pensieri, e quindi la vita della nostra individualità, della nostra verità e del nostro talento, viene silenziata in favore di un tacito accordo che ci fa sembrare più o meno tutti dannatamente simili.

Ho visto persone estremamente infelici quando tutti intorno a loro li osannavano perché la loro faccia era in Tv, e ho visto persone essere serene con loro stesse standosene a dipingere ogni giorno per le strade di una qualche capitale europea.
Mi sono domandato perché.
Mi sono chiesto perché il ragazzo nella strada, senza sicurezze, senza appigli, senza riconoscimenti sociali, senza ricchezze materiali, fosse più felice del ragazzo acclamato e famoso.
Mi sono domandato dove ci porta l’idea superficiale di ciò che viene comunemente chiamato “successo, realizzazione” ed ho capito più di prima quanto sia tutto estremamente RELATIVO.

Ognuno di noi ha un suo personalissimo “successo, realizzazione” da raggiungere, ed ognuno di noi deve essere fiero di vivere la propria unicità!
Per viverla bisogna scoprirla, e per conoscere una cosa bisogna chiedere informazioni a riguardo, dunque anche per capire noi stessi l’unico modo è guardarci e domandare a noi stessi cosa siamo veramente, cosa ci piace, in cosa crediamo, se quel che facciamo lo facciamo perché ci rappresenta o perché rappresenta ciò che altre persone/cose ci hanno influenzato a fare/essere.

Quel ragazzo che dipingeva per la strada se la cavava con quel che creava ed era l’uomo più felice di quella città, nei suoi occhi c’era la dignità di chi ha scoperto se stesso, smettendo di seguire i sogni di altre persone.

Mi ha colpito, mi ha segnato. Perché tante volte anche io sono caduto in quel ciclone dell’ idea generale di “successo” che in realtà uccide la nostra felicità.


A volte ci siamo demoralizzati perché vedevamo quanto a noi era richiesto di dimostrare più di altri il nostro valore per ottenere dei “riconoscimenti ufficiali”. Ci è stato chiesto spesso da moltissime persone perché altre band meno esperte, meno conosciute e, a loro dire, meno meritevoli, ottenevano in pochi mesi posizioni che i Sun Eats Hours si erano guadagnati in anni di attività.
Anche io mi chiedevo allora perché ad alcuni era data la possibilità di saltare mille passi più avanti senza aver dovuto muovere un solo muscolo.
Mi chiedevo perché nella musica l’appoggio di manager / amicizie / denaro o semplici strutture commerciali, facessero così esageratamente e disgraziatamente la differenza.
Mi chiedevo perché nessuno si accorgesse che molte band arrivano a dover comprare dei programmi per i player di myspace per far salire le plays a 2000/3000 ascolti giornalieri, oppure passano le giornate ad addare amici così a caso, tanto per arrivare a contare su una lista di 20.000 “false friends”...
Poi ho capito.

Mi è capitato in un istante, come quando dopo mille immagini all’improvviso arrivi alla soluzione, al dunque.
A noi Sun Eats Hours è stata data l’opportunità e la fortuna di dover costruire in modo diretto ogni singolo passo che ci ha portati fin qui, oggi.
Ogni concerto, ogni persona con la quale siamo venuti a contatto, ogni articolo, ogni pezzo in radio, ogni canzone che è entrata nella playlist di una persona, ogni sforzo per creare una struttura che fosse in grado di produrre, sostenere, espandere e comunicare la nostra musica, l’abbiamo fatto o seguito in modo diretto. Noi come band e poche altre carissime persone.

E allora tutto ritorna. Ringrazio Dio per aver avuto la possibilità di coltivare sinceramente un talento per dieci anni bellissimi, contando sulle mie forze e quelle di pochi (ma buoni e mitici!) altri, sudando per ogni singolo passo fatto, seguendo ogni aspetto che c’è dietro e dentro un’attività musicale, inventandoci ogni giorno un ruolo nuovo e diverso, sbattendo la faccia contro mille muri, spaccandone vari, giocando a fare una cosa che vista da fuori, per chi conosce lo show business musicale odierno, è impossibile.
Ecco l’individualità, ecco che torna, e torna portando la felicità.

Quando, poco tempo fa, ho sentito una immensa gioia durante un concerto davanti a duemila persone che cantavano con noi, ho capito che tutti quei passi fatti da soli ci avevano permesso di capire il VALORE di ogni singola emozione da noi costruita.
Ho capito che il valore di tutto e della FELICITA’ non era il successo come ci veniva mostrato, ma era il saper apprezzare tutto ciò che di meraviglioso c’è nelle nostre Vite, nelle nostre storie così individualmente uniche, senza dare nulla per scontato. Perché nulla è scontato, e tutto, veramente tutto, ha un suo valore.

Ogni applauso ricevuto, ogni foto scattata, ogni autografo, ogni cd venduto, ogni stretta di mano, ogni sorriso sincero, ogni amicizia nata, ogni emozione regalata, ogni gruppo di persone lì a farci il coro in ogni città dove andiamo, tutte queste cose e moltissime altre valgono più di ogni classifica, di ogni copertina di giornale, di ogni riconoscimento mediatico possibile.
Valgono tutti gli sforzi, valgono tutti i sacrifici, tutte le batoste e tutte le difficoltà che il nostro percorso ci ha richiesto.

E per tutti voi che avete fatto in modo che ciò si potesse realizzare, sappiate che non ho mai dato per scontato un solo secondo del vostro affetto.




15.04.2007
Zittau - Germany
Me la gusto!

Siamo qui in Germania, che poi in realta´e´un crocevia perche´siamo ad 1 km dalla Polonia e a 5 dalla Cecoslovacchia.
Nella mano una tipa mi ha appena scritto il nome di un lago impronunciabile di 14 lettere... insomma una cosa di ogni giorno. E´stata una bella serata, bella gente, bel concerto, bella atmosfera, niente male! Semplicemente semplice, proprio come quei posti di confine, dove la gente pensa piu´che altro a passarsela bene piuttosto che a spendere le proprie energie cercando di vivere l´ultima moda ed incarnarla nei propri usi e costumi.
E´stato un periodo intenso, tante cose buone sono successe, Radio 105, All Music, Mtv Spagna, Mtv Francia ed Mtv Italia vengono in mente per prime anche se cose da citare ce ne sono tante, personalmente direi prima di tutte il tour in Spagna, con concerti indimenticabili ed entusiasmo da vendere.

Siamo stati pure in studio alcune settimane fa, abbiamo registrato degli inediti... ci voleva un po´di incisione, questo 2007 ha la sua bella presenza gia´ dopo qualche mese... vedremo che succedera´, ci sono bei progetti in vista e novità, ma intanto vi rimando al nostro tour! cercheremo di essere presenti il piü´possibile nel nostro beneamato Paese. Sincerely yours Lore



02.28.2007
Vigo - Spain
Nella notte di un tour stupendo

Questa è una mia mail che ho mandato alle 5 di mattina ad alcuni amici la notte del 28 febbraio 2007 durante il tour appena trascorso in Spagna. Mi è capitata tra le mani ora che sono tornato in Italia e ho pensato di postarla qui, perchè in poche frasi trasmette bene ciò che stavamo vivendo.
A presto, Lore

Ciao raga,
vi scrivo da una camera nella notte di Vigo, ormai qui gli orari sono a puttane, si sta svegli sempre fino alle 6 tutti i giorni...anche senza dover fare necessariamente festa.
La viviamo tutta al 100%! e il tour sta andano alla grande, sono quasi commosso da alcuni momenti indimenticabili che sto vivendo. Anzi, sono commosso e basta, senza quasi! Come stasera varie persone si erano fatte 200 km in treno per venire a vederci di martedi sera in una citta` dimenticata da Dio al nord est della Spagna... e poi si riprendevano il treno stamattina alle 5 per andare a lavoro subito dopo. C'e' un entusiasmo che non puoi comprare, che non puoi convincere o fregare. Quando c'e' e' perche' sono le persone a decidere di darti il Cuore, e allora si crea qualcosa di magico e infinitamente unico che solo la musica puo' fare.




28.02.2006
Tokio - Japan
Tour Giappone - ultima pagina

26.02.2006
Tokio. Rock Factory club




Siamo nel quartiere Rappongi. Da tutta la settimana sentiamo parlare di questa zona come il luogo delle feste e dei party più “occidentali” della città.



Effettivamente ci rendiamo conto da subito che è così. Il locale in cui suoniamo è gestito da Cileni e potrebbe sembrare a tutti gli effetti un live pub spagnolo. Niente palco, tutto di legno, alcol a go go fin da subito.
Prima di noi si è esibito un gruppo allucinante con due cantanti, mille bonghi e saltimbanchi vari. Una pazzia. Strafighi!

Quando abbiamo preso in mano gli strumenti non sapevamo che cosa quel concerto sarebbe diventato nel giro di pochi minuti.
Dopo mezza canzone c’era gente impazzita che pogava stile karatekid, ragazze e ragazzi che urlavano e si dimenavano come se fosse un concerto grind. Quelli del pub hanno temuto il peggio per le loro “strutture in legno”... Credo di aver cantato un terzo dei pezzi perché per il resto del tempo o schivavo la gente impazzita o il microfono si perdeva tra le gambe/braccia/teste di quei pazzoidi. Che FIGATA!

Non ricordo molto del resto della serata. So che i tipi del locale a fine concerto ci hanno fatto uno scherzetto terribile offrendoci da bere una cosa di 96° che ha reso allucinanti le ore successive. The Spanish style... si riconosce anche qui.

Ps: non esistono foto della serata, me ne pento, ma quella sera ho lasciato in valigia la mia vena di reporter.


27.02.2006
Tokio. Chelsea Hotel Club

Ultima data. Lunedì sera. Eppure anche oggi si capisce che sarà una bella serata, già dal primo pomeriggio arrivano ragazzi ad aspettare fuori dal locale...



Con Lemma decido di fare due passi e vado in uno dei tanti megastore di dischi. Troviamo un HMV, e scopro che è tutto vero. In questa catena il nostro ultimo album “The Last Ones” è stato nella top 30 per alcune settimane, e vedendo il posto stento a crederci. Qui un negozio di dischi è più o meno come un centro commerciale nostro. 4 piani di cd e dvd musicali. Centinaia di punti ascolto. I cd costano meno che in Italia. Ci sono un sacco di informazioni sugli artisti e sulla musica che viene proposta.



La gente va al negozio, legge, ascolta... è un rapporto molto più genuino, diretto e giusto con la musica. Niente radio network e tv scadenti che impongono un appiattimento dell’ascolto. Se un cd suona e piace, la gente lo compra. E poi ci si chiede perché il mercato musicale in Italia è ai minimi storici.. finchè mtv e le radio network passano troppe trashate e si dimenticano totalmente di quelli che suonano veramente, beh... no way.




Il club è quasi pieno. Shogo è felice come un bambino...e chi ci credeva di lunedì sera, terza data in città... invece!
Mentre suoniamo intravedo visi già visti nei concerti prima, bel segno. Vedo che le donnine stravedono per Lemma, bravo il nostro biondino rubacuori!



A fine show ci fermiamo e stiamo un po’ con questi ragazzi e trovo in loro quell’ entusiasmo e quella felicità che ti danno la forza di sognare, di muovere mari e monti.



Nel ’97 dal nostro garage in provincia di Vicenza avevamo un sogno. Oggi siamo nel 2006 e piango di gioia da questo camerino, dall’altra parte del mondo. Ora so che potrei smettere domani, senza rimpianti.

Dopo l’aftershow torniamo verso casa di Shogo ... adoro il silenzio che senti qui di notte (impensabile nelle nostre metropoli), e la tranquilla serenità che ti avvolge anche quando cammini da solo nei vicoli bui alle 5 di mattina.
La versatilità di questa “scatola magica” è la sua forza.

Alle sette di mattina ci spostiamo verso l’ aereoporto ...



Let’s go home, dobbiamo continuare il tour in Europa.


Dfficile trattenere l’emozione prima di partire, come quando lasci una persona cara. In fondo so che è bello staccarsi da qualcosa con la sensazione di volerci stare ancora insieme. Perchè in questo modo continuerà ad avere un posto speciale dentro di te.



28.02.2006
Tokio - Japan
Tour Giappone - ultima pagina

26.02.2006
Tokio. Rock Factory club




Siamo nel quartiere Rappongi. Da tutta la settimana sentiamo parlare di questa zona come il luogo delle feste e dei party più “occidentali” della città.



Effettivamente ci rendiamo conto da subito che è così. Il locale in cui suoniamo è gestito da Cileni e potrebbe sembrare a tutti gli effetti un live pub spagnolo. Niente palco, tutto di legno, alcol a go go fin da subito.
Prima di noi si è esibito un gruppo allucinante con due cantanti, mille bonghi e saltimbanchi vari. Una pazzia. Strafighi!

Quando abbiamo preso in mano gli strumenti non sapevamo che cosa quel concerto sarebbe diventato nel giro di pochi minuti.
Dopo mezza canzone c’era gente impazzita che pogava stile karatekid, ragazze e ragazzi che urlavano e si dimenavano come se fosse un concerto grind. Quelli del pub hanno temuto il peggio per le loro “strutture in legno”... Credo di aver cantato un terzo dei pezzi perché per il resto del tempo o schivavo la gente impazzita o il microfono si perdeva tra le gambe/braccia/teste di quei pazzoidi. Che FIGATA!

Non ricordo molto del resto della serata. So che i tipi del locale a fine concerto ci hanno fatto uno scherzetto terribile offrendoci da bere una cosa di 96° che ha reso allucinanti le ore successive. The Spanish style... si riconosce anche qui.

Ps: non esistono foto della serata, me ne pento, ma quella sera ho lasciato in valigia la mia vena di reporter.


27.02.2006
Tokio. Chelsea Hotel Club

Ultima data. Lunedì sera. Eppure anche oggi si capisce che sarà una bella serata, già dal primo pomeriggio arrivano ragazzi ad aspettare fuori dal locale...



Con Lemma decido di fare due passi e vado in uno dei tanti megastore di dischi. Troviamo un HMV, e scopro che è tutto vero. In questa catena il nostro ultimo album “The Last Ones” è stato nella top 30 per alcune settimane, e vedendo il posto stento a crederci. Qui un negozio di dischi è più o meno come un centro commerciale nostro. 4 piani di cd e dvd musicali. Centinaia di punti ascolto. I cd costano meno che in Italia. Ci sono un sacco di informazioni sugli artisti e sulla musica che viene proposta.



La gente va al negozio, legge, ascolta... è un rapporto molto più genuino, diretto e giusto con la musica. Niente radio network e tv scadenti che impongono un appiattimento dell’ascolto. Se un cd suona e piace, la gente lo compra. E poi ci si chiede perché il mercato musicale in Italia è ai minimi storici.. finchè mtv e le radio network passano troppe trashate e si dimenticano totalmente di quelli che suonano veramente, beh... no way.




Il club è quasi pieno. Shogo è felice come un bambino...e chi ci credeva di lunedì sera, terza data in città... invece!
Mentre suoniamo intravedo visi già visti nei concerti prima, bel segno. Vedo che le donnine stravedono per Lemma, bravo il nostro biondino rubacuori!



A fine show ci fermiamo e stiamo un po’ con questi ragazzi e trovo in loro quell’ entusiasmo e quella felicità che ti danno la forza di sognare, di muovere mari e monti.



Nel ’97 dal nostro garage in provincia di Vicenza avevamo un sogno. Oggi siamo nel 2006 e piango di gioia da questo camerino, dall’altra parte del mondo. Ora so che potrei smettere domani, senza rimpianti.

Dopo l’aftershow torniamo verso casa di Shogo ... adoro il silenzio che senti qui di notte (impensabile nelle nostre metropoli), e la tranquilla serenità che ti avvolge anche quando cammini da solo nei vicoli bui alle 5 di mattina.
La versatilità di questa “scatola magica” è la sua forza.

Alle sette di mattina ci spostiamo verso l’ aereoporto ...



Let’s go home, dobbiamo continuare il tour in Europa.


Dfficile trattenere l’emozione prima di partire, come quando lasci una persona cara. In fondo so che è bello staccarsi da qualcosa con la sensazione di volerci stare ancora insieme. Perchè in questo modo continuerà ad avere un posto speciale dentro di te.



28.02.2006
Tokio - Japan
Tour Giappone - ultima pagina

26.02.2006
Tokio. Rock Factory club




Siamo nel quartiere Rappongi. Da tutta la settimana sentiamo parlare di questa zona come il luogo delle feste e dei party più “occidentali” della città.



Effettivamente ci rendiamo conto da subito che è così. Il locale in cui suoniamo è gestito da Cileni e potrebbe sembrare a tutti gli effetti un live pub spagnolo. Niente palco, tutto di legno, alcol a go go fin da subito.
Prima di noi si è esibito un gruppo allucinante con due cantanti, mille bonghi e saltimbanchi vari. Una pazzia. Strafighi!

Quando abbiamo preso in mano gli strumenti non sapevamo che cosa quel concerto sarebbe diventato nel giro di pochi minuti.
Dopo mezza canzone c’era gente impazzita che pogava stile karatekid, ragazze e ragazzi che urlavano e si dimenavano come se fosse un concerto grind. Quelli del pub hanno temuto il peggio per le loro “strutture in legno”... Credo di aver cantato un terzo dei pezzi perché per il resto del tempo o schivavo la gente impazzita o il microfono si perdeva tra le gambe/braccia/teste di quei pazzoidi. Che FIGATA!

Non ricordo molto del resto della serata. So che i tipi del locale a fine concerto ci hanno fatto uno scherzetto terribile offrendoci da bere una cosa di 96° che ha reso allucinanti le ore successive. The Spanish style... si riconosce anche qui.

Ps: non esistono foto della serata, me ne pento, ma quella sera ho lasciato in valigia la mia vena di reporter. 27.02.2006
Tokio. Chelsea Hotel

Ultima data. Lunedì sera. Eppure anche oggi si capisce che sarà una bella serata, già dal primo pomeriggio arrivano ragazzi ad aspettare fuori dal locale...



Con Lemma decido di fare due passi e vado in uno dei tanti megastore di dischi. Troviamo un HMV, e scopro che è tutto vero. In questa catena il nostro ultimo album “The Last Ones” è stato nella top 30 per alcune settimane, e vedendo il posto stento a crederci. Qui un negozio di dischi è più o meno come un centro commerciale nostro. 4 piani di cd e dvd musicali. Centinaia di punti ascolto. I cd costano meno che in Italia. Ci sono un sacco di informazioni sugli artisti e sulla musica che viene proposta.



La gente va al negozio, legge, ascolta... è un rapporto molto più genuino, diretto e giusto con la musica. Niente radio network e tv scadenti che impongono un appiattimento dell’ascolto. Se un cd suona e piace, la gente lo compra. E poi ci si chiede perché il mercato musicale in Italia è ai minimi storici.. finchè mtv e le radio network passano troppe trashate e si dimenticano totalmente di quelli che suonano veramente, beh... no way.




Il club è quasi pieno. Shogo è felice come un bambino...e chi ci credeva di lunedì sera, terza data in città... invece!
Mentre suoniamo intravedo visi già visti nei concerti prima, bel segno. Vedo che le donnine stravedono per Lemma, bravo il nostro biondino rubacuori!



A fine show ci fermiamo e stiamo un po’ con questi ragazzi e trovo in loro quell’ entusiasmo e quella felicità che ti danno la forza di sognare, di muovere mari e monti.



Nel ’97 dal nostro garage in provincia di Vicenza avevamo un sogno. Oggi siamo nel 2006 e piango di gioia da questo camerino, dall’altra parte del mondo. Ora so che potrei smettere domani, senza rimpianti.

Dopo l’aftershow torniamo verso casa di Shogo ... adoro il silenzio che senti qui di notte (impensabile nelle nostre metropoli), e la tranquilla serenità che ti avvolge anche quando cammini da solo nei vicoli bui alle 5 di mattina.
La versatilità di questa “scatola magica” è la sua forza.

Alle sette di mattina ci spostiamo verso l’ aereoporto ...



Let’s go home, dobbiamo continuare il tour in Europa. >r>

Dfficile trattenere l’emozione prima di partire, come quando lasci una persona cara. In fondo so che è bello staccarsi da qualcosa con la sensazione di volerci stare ancora insieme. Perchè in questo modo continuerà ad avere un posto speciale dentro di te.



02.25.2006
Hamamatsu - Japan
Tour Giappone - pagina 5

June 24, 2006
Hamamatsu. Mescalin Drive Club.

Abbiamo fatto i “Leoni” tre sere di fila, senza dormire e con un jet lag pesante. Questa mattina siamo totalmente rincoglioniti!


La città è molto industriale, e vedo che nel locale sono passate veramente tante band hardcore e grind di tutto il mondo. Stasera ci sono 4 gruppi prima di noi. Mi sono chiuso in camerino fino a mezz’ora prima di salire sul palco (provate a dormire per terra su dei “tatami”! qui è così ovunque!).

Il locale è molto underground, scuro, sembra più un club tedesco. Il pubblico però ha molta voglia di divertirsi. Ancor prima di iniziare a suonare i ragazzi nel club si esaltano, fotografano e urlano alcuni titoli di canzoni! Pur essendo al terzo concerto non riesco ad abituarmi a queste facce così diverse e nello stesso tempo cosi vicine alla nostra musica!


June 25, 2006
Day Off.

Oggi Shogo ci porta in giro per la city. Noto molti negozi di abbigliamento italiani, alcuni di marchi veneti.


Ne sono felice, direi in un certo senso fiero. Perché penso che ci sia una comunanza tra gli italiani che esportano nel mondo la qualità dell’arte, dell’abbigliamento, della cultura, del cibo. Spesso veniamo trattati con diffidenza per la nostra provenienza, ma talvolta mi accorgo che questa diffidenza deriva dall’evidente differenza che c’è tra noi e gli altri nella passione per la vita. “Italians do it better!”. !





Shogo è un personaggio incredibile. Ci racconta e ci illustra ogni piccola caratteristica del Giappone e del Giapponese tipo. Essendo lui di origine Argentina, si sente molto vicino alla nostra cultura.
Ci parla di quanto “very very tasty” o “very very dangerous” siano certe cose, oppure ci perdiamo in allucinanti e divertenti discussioni sulla sessualità dei giapponesi ... sulla quella che lui definisce la “Big tragedy” dei pompini fatti male, o sul mito delle band che vanno lì e scopano alla grande, quando spesso non è così.
La verità è che il Giappone è una terra profondamente differente dal sud Europa. L’etica è molto sentita e viene concretizzata negli atteggiamenti di ogni giorno, il contatto fisico rimane un tabù perfino tra amici, e il semplice baciare la guancia o abbracciarsi per dare un saluto diventa oggetto di curiosità e stupore.



02.23.2006
Nagoya - Japan
Diary Japan- quarta parte

23.02.2006
Nagoya. Upset Club

Stamattina ci siamo svegliati presto con la sbronza di ieri sulle spalle... direzione Nagoya, circa 6 ore di strada da Tokio. Ci spostiamo con un van e nel tragitto costeggiamo l’Oceano. Il mare è sempre una bella compagnia.


All’autogrill mi fermo in bagno. Vedo degli strani “urinatoi” a parete... Con estremo stupore, per non dire totale incredulità, scopro di essere nel bagno delle donne: noto che ci sono dei cartelli che indicano alle dolci donzelle come fare pipì stando in piedi. Non scherzo. Shock. Adoro questo paeseeeeee!

Arriviamo a Nagoya, la città è super moderna con un qualcosa che ricorda San Diego in California. Arriviamo al club Upset e ... stessa scena del giorno prima. Alle tre del pomeriggio ci sono già varie ragazze/i che ci aspettano con il nostro cd e macchine fotografiche alla mano. Tutto questo ci metteva sinceramente in imbarazzo, ma era un imbarazzo divertente! Non siamo una band che vende 1 milione di copie, e non potevamo immaginare questo calore nei nostri confronti.

Ora si esibiscono cinque band prima di noi, da varie parti del paese. Bel palco, impianto stupendo, sala non troppo grande. Sento che anche stasera sarà qualcosa che non dimenticherò per molto.

Iniziamo lo show carichissimi!


Durante “The Last Ones” mi accorgo che delle gocce di sangue schizzano da dietro la batteria ad ogni colpo di rullante... per alcuni istanti avevo temuto il peggio! ... Ricky si era letteralmente tranciato mezzo indice e intanto continuava a suonare.


Siamo andati avanti senza interruzioni e il pubblico ha risposto cantando e pogando in quel modo che ogni punk band desidera vedere. Bella Ricky, hai spaccato! Risultato: piatti, bacchette, pelli e faccia di Ricky Trash piene di sangue secco....





Come ieri usciamo a fine show e veniamo “richiamati” sul palco per un altro pezzo... brividi, ancora una volta.



After show, ma stavolta all’interno del locale. La nostra Giuly (tourmanager) si invaghisce sempre di qualche bel gnocco straniero... brava! Si festeggia Trash: a mezzanotte diventa 25 enne...che tragedia! Lo ammazziamo di alcol e come al solito di finisce a torte in faccia. Bella storia.






02.22.2006
Tokio - Japan
Prima data a Tokio!

22.02.2006
Prima data. Tokio, Motion Club.

Attraversiamo la città a piedi e incrociamo nel tragitto quel qualche milione di persone. Il club è al quarto piano di un edificio avveniristico.










La sala è piccola, e la cosa mi piace. Sento già l’aria del concerto, so che si suderà e la situazione è quella giusta. L’impianto audio segna la totale sconfitta a tavolino delle medie europee. Un impianto audio così da noi lo trovi in club da almeno 1000 persone. Capisco che qui concretizzano l’idea che ascoltare bene è un diritto di chi paga un biglietto.



In Giappone gli orari sono molto diversi che in Europa, si fanno i sound check nel primo pomeriggio, e alla sera se sei headliner suoni tra le otto e mezza e le dieci. Si pranza tra il sound check e il concerto e si cena nell’ after show. In un primo momento non godevo per queste informazioni, ma poi la prova fisica è stata più che piacevole, direi ssssuper!



Alle 16 scendiamo al piano terra per mangiare qualcosa... si apre l’ascensore... alcuni ragazzi/e fuori dall’edificio ci vedono e iniziano a saltare battendo le mani, urlando qualcosa di incomprensibile! Non siamo al circo, no. Noi quattro rimaniamo immobili, direi mummificati, dentro l’ascensore... ”Cosa diavolo fanno questi?!” chiedo a Boston... poi vedo che in mano hanno delle copie del nostro cd nella “japan version”. Increduli usciamo. Ci rendiamo conto che questi ragazzi sono qui alle 4 di mercoledì pomeriggio, ci aspettano. Aspettano i Sun Eats Hours. Con una emozione che non si dimentica abbiamo fatto quei primi autografi dall’altra parte del mondo. Sapevamo che il disco stava andando particolarmente bene qui, ma non immaginavamo questa accoglienza straordinaria.

Aprono la serata due band di Tokio. Nel frattempo sento che nei Sun Eats Hours c’è l’emozione giusta. In camerino prima di salire sul palco ci diciamo sempre qualcosa. E in questa occasione guardarsi negli occhi, volendosi bene per le esperienze fatte, è qualcosa che và al di là di un interesse musicale. Si tratta di amicizia e di riconoscenza alla Vita. Quella Vita intensa che abbiamo la fortuna di provare grazie a ciò che stiamo facendo.



Il nostro concerto parte subito bene, la sala è praticamente piena e ad ogni canzone la gente risponde pogando, saltando, applaudendo.





Suoniamo per circa un’ora, pezzi da tutti i tre dischi dei SEH. A fine show usciamo di scena, ma il pubblico inizia chiamarci dicendo “we want more, we want more!”... come facevano non lo so, visto che l’inglese per loro è come il giapponese per noi! Saliamo di nuovo, facciamo “Still Against the world” e lo show si chiude al meglio.



Ora ci aspetta un after molto divertente e succulento in un “ristorante” qui vicino.







E’ stata una sera strafiga... tutti seduti per terra, mangiando e bevendo di tutto. Italiani, giapponesi, inglesi, canadesi e perfino alcuni sudamericani. That’s the way!

Il Giappone ci ha dato il suo Benvenuto.



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